Buona la prima. Per un'estetica atmosferica della prima impressione, Griffero, cover
08 Jun
2017

Se, kantianamente, il mondo è destinato a risolversi in un “oggetto di possibile esperienza”, cessa ipso facto di essere oggetto di un’esperienza propria e diretta, consegnando l’uomo al numerus clausus dell’esperienza intesa come l’empiria artificiale del laboratorio o – ma è l’altra faccia della medesima medaglia “moderna” – alle esperienze già fatte o snaturate dal primato dell’attesa. Da qui, contro il primato odierno del sentito dire e/o del dimostrato (quasi che il Geist fosse di casa solo in qualche sperduto laboratorio statunitense), come pure dell’atteso e del fittizio come indispensabile componente della realtà, deriva questa apologia della “prima impressione”, questa valorizzazione di quelle che potremmo definire le esperienze “involontarie” della nostra vita: esperienze per le quali la forma mentis dominante non ha (più) gli strumenti esplicativi.

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Tonino Griffero

t.griffero@lettere.uniroma2.it

Tonino Griffero (Asti, 1958) è professore ordinario di Estetica nella Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Le sue ricerche si sono orientate negli ultimi anni tanto alla storia dell'estetica e al problema del "potere" dell'immaginazione ("Immagini attive. Breve storia dell'immaginazione transitiva", Firenze 2003), quanto e soprattutto al tema estetico-teosofico della «corporeità spirituale» ("Oetinger e Schelling. Teosofia e realismo biblico alle origini dell'idealismo tedesco", Segrate-Milano 2000; "Il corpo spirituale. Ontologie 'sottili' da Paolo di Tarso a Friedrich Christoph Oetinger", Milano 2006), indagato sia come problema ricorrente nella storia della filosofia e della scienza, sia come fondamento implicito della filosofia della natura dell'età romantica. È attualmente impegnato nell'elaborazione di una estetica che ponga al centro la dimensione spaziale ed emozionale delle "atmosfere".