{"id":533,"date":"2017-06-01T07:55:14","date_gmt":"2017-06-01T07:55:14","guid":{"rendered":"http:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/?p=533"},"modified":"2017-06-20T12:49:45","modified_gmt":"2017-06-20T12:49:45","slug":"vedere-e-capire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/index.php\/2017\/06\/01\/vedere-e-capire\/","title":{"rendered":"Vedere e capire"},"content":{"rendered":"<h3 style=\"text-align: center;\">Riflessioni su\u00a0<em>Homo videns<\/em> di Giovanni Sartori<\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Homo videns<\/em>,<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a> di Giovanni Sartori, non \u00e8 (n\u00e9, direi, vuole essere) un testo di filosofia: esso costituisce una critica della comunicazione, della politica, e in breve della vita centrata sul \u00abtele-vedere\u00bb, ma qui \u201ccritica\u201d vuol dire \u201cbiasimo\u201d e non \u201cstudio circa i presupposti e le condizioni di possibilit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia il libro si basa su alcune esplicite prese di posizione di carattere filosofico, e offre degli spunti interessanti per una riflessione non strettamente sociologica o scientifico-politica. Non discuter\u00f2 quindi le tesi che l\u2019autore sviluppa nella seconda e nella terza parte su come la televisione e i nuovi media influenzano la consapevolezza e la partecipazione da parte dell\u2019individuo in rapporto alla vita pubblica, n\u00e9 ci\u00f2 che egli dice su come una <em>paid\u00e8ia<\/em> basata su questi strumenti, o arresasi a essi, deteriora il livello culturale di una societ\u00e0. Tali tesi sono argomentate con acume e scrupolosamente documentate, e conservano un\u2019oggettiva rilevanza nonostante la verve polemica che le anima spesso degeneri in invettiva reazionaria; ma, comunque sia, questa non \u00e8 la sede per prenderle analiticamente in considerazione. Ci\u00f2 su cui invece vorrei imperniare alcune considerazioni \u00e8 il conflitto che Sartori delinea tra \u201cvedere\u201d e \u201ccapire\u201d nella prima parte del suo libro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019affermazione che sussista un tale conflitto, che il dilagare del vedere nei mezzi di comunicazione tecnologicamente pi\u00f9 avanzati metta di per s\u00e9 in serio pericolo la nostra capacit\u00e0 di capire, impegna Sartori su un terreno propriamente filosofico, ed egli non esita a chiamare in causa in proposito opposte concezioni teoretiche come quella del sensismo e quella di Kant (cfr. p. 23). Cerchiamo allora di capire in dettaglio di cosa si sta parlando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sartori scrive: \u00abFino ad oggi il mondo, gli eventi del mondo, ci venivano raccontati (per iscritto); oggi ci vengono fatti vedere, e il racconto (la loro spiegazione) \u00e8 quasi soltanto in funzione delle immagini che appaiono sul video\u00bb (pp. 13-14). E questo, egli afferma, \u00e8 un problema, perch\u00e9 \u00abtutto il sapere dell\u2019<em>homo sapiens<\/em> si sviluppa nella sfera di un <em>mundus intellegibilis<\/em> (di concetti, di concepimenti mentali) che non \u00e8 in alcun modo il <em>mundus sensiblis<\/em>, il mondo percepito dai nostri sensi. E il punto \u00e8 questo: che la televisione inverte il progredire dal sensibile all\u2019intelligibile e lo rovescia nell\u2019<em>ictu oculi<\/em>, in un ritorno al puro e semplice vedere. La televisione produce immagini e cancella i concetti; ma cos\u00ec atrofizza la nostra capacit\u00e0 astraente e con essa tutta la nostra capacit\u00e0 di comprendere\u00bb (pp. 22-23). Kant serve dunque a Sartori per dire, contro il sensismo e le sue possibili variazioni, che il concetto \u00e8 necessario per dare ordine al materiale percettivo e permettere il realizzarsi di una conoscenza che possa chiamarsi tale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Homo-videns-Sartori-cover.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-535\" src=\"http:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Homo-videns-Sartori-cover.jpg\" alt=\"Homo videns, Sartori, cover\" width=\"300\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Homo-videns-Sartori-cover.jpg 600w, https:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Homo-videns-Sartori-cover-200x300.jpg 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma Sartori si spinge oltre, ed ecco il conflitto tra vedere e capire: la sfera del concettuale, che \u00e8 la sola sfera in cui si produce il sapere, il comprendere, \u00e8 radicalmente altra da quella del visibile. In un\u2019appendice Sartori precisa: \u00abIl conoscere per concetti (il conoscere in senso forte) si dispiega tutto quanto oltre il visibile\u00bb (p. 149). Siamo dunque gi\u00e0 piuttosto lontani da quanto Kant diceva sul modo in cui sensibilit\u00e0 e intelletto, in un gioco di complementarit\u00e0, concorrono a rendere possibile la conoscenza: le intuizioni senza concetti sono cieche, i concetti senza intuizioni sono vuoti (cfr. <em>Critica della ragion pura<\/em>, A51\/B75).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sartori stesso ammette nozioni di conoscere e capire in senso debole che ritiene \u00abapplicabili anche al mondo percepito dai sensi\u00bb (p. 147). Questo rivela per\u00f2 una confusione da parte sua: una confusione, in particolare, tra la possibilit\u00e0 di <em>comprendere ci\u00f2 che vediamo<\/em> e la pretesa di <em>comprendere solo vedendo<\/em>. Per protestare contro la seconda, egli getta alle ortiche anche la prima, senza avvedersi che sono due cose ben diverse. Certo, senza la parola, senza il concetto, il comprendere non inizia nemmeno: ma cosa mai possiamo voler comprendere se non ci\u00f2 appunto che vediamo o altrimenti sentiamo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che i concetti siano astratti \u2013 che non si possa mai imbattersi, dietro l\u2019angolo di una strada, nell\u2019idea di giustizia o di eguaglianza, o, se \u00e8 per questo, di cavallinit\u00e0 \u2013 non vuol dire che per comprenderli \u00abin senso forte\u00bb si debba chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie. La parola \u201cgiustizia\u201d ha senso perch\u00e9 ci sono situazioni giuste e situazioni ingiuste, la parola \u201ceguaglianza\u201d perch\u00e9 si pu\u00f2 fare esperienza di rapporti di reciprocit\u00e0 e di subordinazione. E se pure \u00e8 innegabile che vedere qualcosa senza saperlo qualificare verbalmente vuol dire davvero fermarsi al di qua della comprensione di quel qualcosa, tuttavia la comprensione \u00e8 sempre comprensione di qualcosa che \u00e8 anche visibile o altrimenti sensibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se quindi \u00e8 legittimo constatare che, per via di contingenze riconducibili, per esempio, al mercato, \u00e8 diffuso un certo modo di fare televisione che davvero indebolisce la capacit\u00e0 da parte del pubblico di pensare criticamente e scoraggia ogni suo atteggiamento di sana curiosit\u00e0 verso le manifestazioni pi\u00f9 nobili dello spirito umano, d\u2019altro canto \u00e8 priva di fondamento la tesi secondo cui la comprensione del visibile che lo schermo pu\u00f2 offrire \u00e8 \u00abcostitutivamente insufficiente\u00bb (p. 27). Lo schermo, infatti, pu\u00f2 anche parlare, a voce o per iscritto, e proprio per mezzo del concorso di parola e immagine pu\u00f2 veicolare una genuina comprensione delle cose. Quel <em>costitutivamente<\/em> \u00e8 il punto dove Sartori si fa prendere la mano dallo slancio retorico e perde un\u2019occasione di essere all\u2019altezza di se stesso, di quel se stesso in particolare che formula la frase successiva cos\u00ec: \u00abSe in futuro verr\u00e0 in essere una televisione che spiegher\u00e0 meglio (molto meglio), allora il discorso su una integrazione positiva tra <em>homo sapiens<\/em> e <em>homo videns<\/em> si potr\u00e0 riaprire. Ma al momento resta vero che non c\u2019\u00e8 integrazione ma sottrazione, e cio\u00e8 che il vedere sta atrofizzando il capire\u00bb (<em>ibid.<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sartori sa molto bene che una televisione che fa capire \u00e8 possibile. A ci\u00f2 io vorrei aggiungere che, anzi, una televisione che non fa affatto capire non \u00e8 affatto possibile. (Nella misura in cui questo \u00e8 vero, lo stesso pu\u00f2 dirsi per internet.) \u00c8 solo accidentalmente, e non costitutivamente, che gli schermi, all\u2019epoca dell\u2019uscita di <em>Homo videns<\/em> e probabilmente anche oggi, vent\u2019anni dopo, comunicano male anzich\u00e9 bene. Essi infatti, lungi dal trasmettere un flusso di pura visibilit\u00e0 di cui, da anti-sensisti, dovremmo chiederci se sia anche solo pensabile, comunicano, trasmettono una comprensione, un sapere: e precisamente per questo, e per il fatto che questa comprensione pu\u00f2 essere migliore o peggiore, ha senso riflettere con Sartrori su come fare per trasformare gli schermi in alleati, anzich\u00e9 in nemici, nella battaglia per una societ\u00e0 pi\u00f9 informata e intelligente.<\/p>\n<hr \/>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p class=\"sdfootnote-western\" style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> G. Sartori,\u00a0<em>Homo videns. Televisione e post-pensiero<\/em>, Laterza, Roma-Bari 2011.<\/p>\n<\/div>\n<h4 style=\"text-align: center;\">Sullo stesso tema, leggi anche<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><em><a href=\"http:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/index.php\/2017\/06\/20\/storie-di-un-nuovo-vecchio-uomo\/\">Storie di un nuovo vecchio uomo<\/a><\/em>\u00a0di Roberto Rossi<\/h4>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riflessioni su\u00a0Homo videns di Giovanni Sartori &nbsp; Homo videns,1 di Giovanni Sartori, non \u00e8 (n\u00e9, direi, vuole essere) un testo di filosofia: esso costituisce una critica della comunicazione, della politica, e in breve della vita centrata sul \u00abtele-vedere\u00bb, ma qui \u201ccritica\u201d vuol dire \u201cbiasimo\u201d e non \u201cstudio circa i presupposti e le condizioni di possibilit\u00e0\u201d. 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