{"id":257,"date":"2016-10-27T08:59:34","date_gmt":"2016-10-27T08:59:34","guid":{"rendered":"http:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/?p=257"},"modified":"2016-10-27T16:29:51","modified_gmt":"2016-10-27T16:29:51","slug":"qualche-considerazione-sulleutanasia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/index.php\/2016\/10\/27\/qualche-considerazione-sulleutanasia\/","title":{"rendered":"Qualche considerazione sull&#8217;eutanasia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Vorrei spiegare innanzitutto quali sono le ragioni per cui ho sentito il bisogno di affrontare questo\u00a0tema che per molti versi \u00e8 lontano dai temi consueti del mio lavoro. A dire qualcosa sull\u2019eutanasia mi\u00a0hanno spinto due sensazioni elementari: una sensazione di disagio e una sensazione di fastidio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il disagio innanzitutto: di questo tema che ci riguarda cos\u00ec da vicino sembra possibile discutere solo\u00a0legandolo a situazioni individuali, a casi umani drammatici che ci impediscono di ragionare in astratto\u00a0e che ci costringono a piegare il problema ad una miriade di questioni particolari, come se per decidere\u00a0qualcosa in merito fosse necessario addentrarsi nelle vicende dolorose, e diverse, che si nascondono\u00a0dietro i nomi di persone reali \u2013 Chantal S\u00e9bire, Eluana Englaro, Piergiorgio Welby \u2013 o di personaggi\u00a0di libri e film come <em>Million dollar baby<\/em>, <em>Le invasioni barbariche<\/em> o <em>Il mare dentro<\/em>. Ragionare sempre\u00a0e soltanto a partire da esempi \u00e8 rischioso: ci spinge a guardare i rami e a perdere di vista il bosco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fastidio \u00e8 pi\u00f9 soggettivo, ma non \u00e8 per questo, credo, immotivato: di questo tema si dovrebbe\u00a0discutere razionalmente e invece molto spesso si tende a chiudere la porta al dialogo, a rifiutarlo\u00a0dicendo ora che si tratta di una \u201cquestione di coscienza\u201d, come se delle questioni di coscienza non si\u00a0dovesse discutere ma ognuno dovesse accontentarsi di quello che gli par vero e avesse il diritto di\u00a0difenderlo semplicemente rifiutandosi di ascoltare le ragioni che non gli piacciono, ora invece\u00a0pronunciando verdetti di condanna che servono solo per dire che la questione \u00e8 gi\u00e0 decisa e che\u00a0l\u2019interlocutore non \u00e8 in fondo moralmente degno e non merita quindi di essere ascoltato. Un esempio\u00a0per tutti: si \u00e8 detto, e da fonti autorevoli, che l\u2019eutanasia \u00e8 il frutto avvelenato di una \u201ccultura della\u00a0morte\u201d, e parlare di una cultura della morte significa in questo caso sostenere che nella modernit\u00e0 vi\u00a0sono societ\u00e0 e uomini che possono pensare che la morte sia in fondo un valore e che l\u2019omicidio sia in\u00a0qualche modo legittimo. Il corollario ovvio \u00e8 che un dialogo non \u00e8 possibile: si pu\u00f2 al massimo\u00a0pronunciare una condanna o, nella migliore delle ipotesi, un invito ad abbandonare un insieme di\u00a0posizioni che si ritengono semplicemente false.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di dialogo invece c\u2019\u00e8 bisogno e questo bisogno nasce paradossalmente proprio dal fatto che non\u00a0abbiamo pi\u00f9 una \u201ccultura della morte\u201d&#8230;<\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Paolo-Spinicci-Qualche-considerazione-sulleutanasia.pdf\">Continua a leggere (pdf)<\/a><\/h4>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vorrei spiegare innanzitutto quali sono le ragioni per cui ho sentito il bisogno di affrontare questo\u00a0tema che per molti versi \u00e8 lontano dai temi consueti del mio lavoro. 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