{"id":141,"date":"2016-09-26T07:50:59","date_gmt":"2016-09-26T07:50:59","guid":{"rendered":"http:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/?p=141"},"modified":"2016-09-27T22:59:42","modified_gmt":"2016-09-27T22:59:42","slug":"soffioni-uova-mantelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/index.php\/2016\/09\/26\/soffioni-uova-mantelli\/","title":{"rendered":"Soffioni, uova, mantelli"},"content":{"rendered":"<h4 style=\"text-align: justify;\">Le opere dell\u2019artista <a href=\"http:\/\/www.antjestehn.com\/\">Antje Stehn<\/a> esposte presso il Cortile Farmacia dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano in occasione della <a href=\"http:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/index.php\/event\/giornata-di-benvenuto\/\">Notte dei Filosofi<\/a>.<\/h4>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Amaca con soffioni<\/h3>\n<p>Silvia Sasso<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14369942_1322247844460713_3807604662048193657_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-143 aligncenter\" src=\"http:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14369942_1322247844460713_3807604662048193657_n-300x175.jpg\" alt=\"Amaca con soffioni Antje Stehn\" width=\"370\" height=\"216\" srcset=\"https:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14369942_1322247844460713_3807604662048193657_n-300x175.jpg 300w, https:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14369942_1322247844460713_3807604662048193657_n-768x449.jpg 768w, https:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14369942_1322247844460713_3807604662048193657_n.jpg 770w\" sizes=\"auto, (max-width: 370px) 100vw, 370px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho iniziato a notarli dopo averne visti cos\u00ec tanti in un posto cos\u00ec insolito per loro \u2013 un\u2019amaca. Non so perch\u00e9 mi sembrasse strano. In fondo, anche le <em>erbacce<\/em> hanno diritto ad un po\u2019 di riposo, fosse anche solo per conforto al fatto che affibbiamo loro sempre quel dispregiativo di categoria: deve essere dura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho iniziato a notarli in giro, dicevo, e posso dire che spuntano praticamente ovunque: nelle grandi distese, ovviamente, ma anche ai bordi delle piste ciclabili o nelle isole del traffico. Ai soffioni basta poco, qualche centimetro quadrato di terra nelle crepe del quotidiano, per sollevarsi in una sfericit\u00e0 delicata ma perfetta, ricca di possibilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sembra che presentino in tutto ci\u00f2 delle caratteristiche simili a quelle proprie dei processi immaginativi e della poesia. Le piccole radici traggono nutrimento da questo mondo qui e sostengono con steli concavi il tappeto pi\u00f9 fragile che si possa trovare in un prato, un tappeto sospeso ad un altro livello. Non impongono forme stabili o definitive; offrono piuttosto batuffoli di proposte. Basta che il vento soffi un po\u2019 pi\u00f9 forte, o che qualcuno ceda alla tentazione a cui invitano anche le bolle di sapone perch\u00e9 quei ciuffetti accettino il loro destino. Allora i soffioni lasciano andare ogni seme, ma non in modo sbrigativo. Forniscono a ciascuno un piccolo paracadute, per rendere pi\u00f9 dolce l\u2019atterraggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u00e0 dove questi cadranno, forse, nascer\u00e0 un nuovo gioco, spunter\u00e0 una nuova possibilit\u00e0 d\u2019ascolto. Assumere la postura di attenzione che richiedono, per\u00f2, non \u00e8 semplice. Certo, ci sono momenti in cui \u00e8 pi\u00f9 facile notare i fiori di tarassaco: dalla sfacciataggine del giallo e dalle occasioni poetiche pi\u00f9 appariscenti siamo agguantati immediatamente (ci sar\u00e0 pure un motivo se i nostri eroi vengono chiamati anche <em>denti di leone<\/em>). In altri momenti, invece, fanno di tutto per approssimarsi alla trasparenza. Occorre uno sguardo ancora diverso per scorgerli, una disposizione particolare per accovacciarsi. Sono opportunit\u00e0 da <em>raccogliere<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quest\u2019opera \u00e8 stato fatto, eccome. Dall\u2019amaca su cui poggiano sembrano dire: \u00abAccomodati, sperimenta la nostra sospensione. Stenditi e ascolta, in un modo un po\u2019 diverso da quello a cui sei abituato fra le tue coperte.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">*<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Uova nell\u2019uovo (qualche pensiero)<\/h3>\n<p>Andrea Raimondi<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-145 aligncenter\" src=\"http:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14457312_1323169387701892_6917878960452703432_n-167x300.jpg\" alt=\"Uova nell'uovo Antje Stehn\" width=\"240\" height=\"431\" srcset=\"https:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14457312_1323169387701892_6917878960452703432_n-167x300.jpg 167w, https:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14457312_1323169387701892_6917878960452703432_n.jpg 450w\" sizes=\"auto, (max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abOgni porzione di materia pu\u00f2 essere concepita come un giardino pieno di piante, come uno stagno pieno di pesci. Ma ogni ramo della pianta, ogni membro dell\u2019animale, ogni goccia dei suoi umori, \u00e8 ancora un tale giardino o un tale stagno.\u00bb Cos\u00ec scriveva Leibniz nella <em>Monadologia<\/em>, e qualcosa di simile credo sia rintracciabile anche nell\u2019opera di Antje Stehn: l\u2019analisi del complesso trova il proprio fondamento nel semplice, ma la struttura del semplice rimanda al complesso, in un circolo infinito di rispecchiamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un grande uovo \u00e8 stato aperto per svelare il suo contenuto: numerose piccole uova, ammassate le une sulle altre. Siamo invitati a immaginare che il sistema di rispecchiamenti continui anche <em>dentro<\/em> le uova: queste custodiscono altre miniature di se stesse, dando forma cos\u00ec ad un\u2019armonica successione a incastro che sembra alludere alla possibilit\u00e0 di una sua continuazione anche <em>oltre<\/em> i confini dell\u2019opera che la rappresenta, verso l\u2019esterno. <em>Uova nell\u2019uovo<\/em> \u00e8 quindi una <em>soglia<\/em> immaginativa tra l\u2019infinitamente piccolo (che \u00e8 dentro le uova che vediamo) e l\u2019infinitamente grande (che \u00e8 ci\u00f2 che ci contiene).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un grande, accogliente uovo: un ventre materno e fertile che ospita in s\u00e9 nuove vite, le culla e le protegge. Eppure, un sottile filo d\u2019incertezza attraversa l\u2019abbraccio delle piccole uova, un abbraccio che sussurra a denti stretti: \u00abNon lasciarmi, o cadr\u00f2\u00bb. Le loro minute preghiere \u2013 un fruscio, un rumore bianco continuo \u2013 sono rivolte ai propri fragili gusci e alla parete che sembra trattenerle a s\u00e9, ma non per molto. La minaccia di un improvviso collasso \u00e8 il severo monito della natura, che mette in scena cos\u00ec la propria cieca accidentalit\u00e0, la propria mancanza di un fondamento oltre se stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">*<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Mantello di terra<\/h3>\n<p>Roberto Rossi<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14368794_1323895797629251_7412813697490787435_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-142 aligncenter\" src=\"http:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14368794_1323895797629251_7412813697490787435_n-169x300.jpg\" alt=\"Mantello di terra Antje Stehn\" width=\"212\" height=\"376\" srcset=\"https:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14368794_1323895797629251_7412813697490787435_n-169x300.jpg 169w, https:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14368794_1323895797629251_7412813697490787435_n.jpg 303w\" sizes=\"auto, (max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La terra sta sempre sotto i piedi e, quando ce l\u2019hai addosso, \u00e8 perch\u00e9 per te dovrebbe essere finita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A quanto pare no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un mantello di terra \u00e8 comunque cosa strana \u2013 cos\u00ec ho pensato, mentre lo guardavo per la prima volta \u2013 ma, forse, \u00e8 il miglior modo per prendere confidenza con il suolo e cominciare a percorrere la strada. S\u00ec, il mantello di terra \u00e8 l\u2019indumento migliore per un buon viaggiatore, un camuffo perfetto per le divinit\u00e0 in incognito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se vi piace il romantico <em>Wanderer<\/em>, sentirvi un tutt\u2019uno con il paesaggio in cui vi immergete, sfidare la sorte e l\u2019ignoto, un mantello di terra \u00e8 quanto di meglio possiate desiderare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, un mantello di terra \u00e8 soltanto l\u2019inizio. E via ad andare.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">*<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Il vestito di sale<\/h3>\n<p>Alessandro Freno<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><a href=\"http:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14446226_1324136137605217_3021648001784664724_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-144 aligncenter\" src=\"http:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14446226_1324136137605217_3021648001784664724_n-300x169.jpg\" alt=\"Vestito di sale Antje Stehn\" width=\"454\" height=\"256\" srcset=\"https:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14446226_1324136137605217_3021648001784664724_n-300x169.jpg 300w, https:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14446226_1324136137605217_3021648001784664724_n-768x433.jpg 768w, https:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/14446226_1324136137605217_3021648001784664724_n.jpg 957w\" sizes=\"auto, (max-width: 454px) 100vw, 454px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dio rispose alle sue preghiere in un giorno di primavera: il giovane fattore ora sapeva cosa fare. Cammin\u00f2 per due giorni e due notti, tanto distava il mare dalla sua collina. Si chin\u00f2 sulla rena, riemp\u00ec tante otri d\u2019acqua quante ne poteva portare la mula e riprese a salire verso le terre fertili. Rivers\u00f2 l\u2019acqua marina nel grande abbeveratoio \u2013 e attese. Antea lo osserv\u00f2 dalla casa, e non chiese perch\u00e9. Da un anno il suo giovane sposo giaceva nei campi e trascurava le bestie. Da che Antea aveva vinto il brutto male che quasi le tolse la vista, il giovane fattore aveva perso interesse per le cose del mondo, e solo di lei aveva cura. Le vene di Antea si riempirono dunque di gioia a vederlo di nuovo intento in qualcosa, per quanto strano fosse quel lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fattore lo termin\u00f2 una notte: tra i vestiti di Antea scelse il pi\u00f9 gioioso e lo immerse nel sale estratto dall\u2019acqua marina, secondo le parole del dio. Spogli\u00f2 delicatamente la sposa, ch\u00e9 non si svegliasse, e la vest\u00ec del vestito di sale. Solo cos\u00ec, aveva detto il dio, i giorni non avrebbero pi\u00f9 contato per Antea. Solo cos\u00ec non avrebbe pi\u00f9 conosciuto tempo e malattia: sarebbe rimasta sempre la sua giovane sposa vestita di sale. Tanto grande e tanto meschino era l\u2019amore del giovane fattore.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">*<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">La giacca di spine<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bianca Dall&#8217;Osto<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/La-giacca-di-spine-Antje-Stehn.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-175 aligncenter\" src=\"http:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/La-giacca-di-spine-Antje-Stehn.jpg\" alt=\"La giacca di spine Antje Stehn\" width=\"311\" height=\"415\" srcset=\"https:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/La-giacca-di-spine-Antje-Stehn.jpg 311w, https:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/La-giacca-di-spine-Antje-Stehn-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 311px) 100vw, 311px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Guardo la <em>Giacca di spine<\/em> e sento un\u2019inaspettata empatia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Primo \u2013 violento \u2013 impatto visivo: spine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spine aguzze e spesse. Poi, un pizzo prezioso ed intrigante. E avverto la purezza e la semplicit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Penso: tutti i gioni, si indossa una giacca di spine; o meglio: la giacca di spine ci rappresenta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anime buone cercano di crearsi ingenuamente una protezione, una barriera per allarmare e scoraggiare tutto quello che le circonda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spinose sono le paure, le insicurezze, le incertezze: il dubbio che ci accompagna, in ogni momento, in ogni passo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le spine sono reali, naturali, e accompagnano spesso ci\u00f2 che \u00e8 delicato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I fiori hanno spesso le spine. Petali morbidi, delicati e profumati, protetti da piccole spine taglienti. Ha spine la rosa, ma anche il cardo, ispido anche nei suoi petali. E ha spine il carciofo, dove le prime foglie pungenti nascondono un dolce e succulento cuore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La castagna alla brace, in autunno, che all\u2019improvviso si butta gi\u00f9 dall\u2019albero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il riccio di mare, innocente guerriero nell\u2019immaginaria battaglia di piedi ignari e di scogli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E infine il cactus succulento \u2013 si chiamano cos\u00ec, in tedesco, le piante grasse. Una pianta inusuale, quasi buffa \u2013 circondata da distese desertiche, torride, aride e ostili. Dentro di s\u00e9 conserva una sorpresa splendida: l\u2019acqua, la vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">*<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Sfera di soffioni<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Federica Cavalletti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/da1b2a_d0a01d12b67f4546980f8c7a30424dca-mv2_d_2000_3552_s_2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-174 aligncenter\" src=\"http:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/da1b2a_d0a01d12b67f4546980f8c7a30424dca-mv2_d_2000_3552_s_2.jpg\" alt=\"Sfera di soffioni Antje Stehn\" width=\"343\" height=\"610\" srcset=\"https:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/da1b2a_d0a01d12b67f4546980f8c7a30424dca-mv2_d_2000_3552_s_2.jpg 440w, https:\/\/spaziofilosofico.filosofia.unimi.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/da1b2a_d0a01d12b67f4546980f8c7a30424dca-mv2_d_2000_3552_s_2-169x300.jpg 169w\" sizes=\"auto, (max-width: 343px) 100vw, 343px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dopo l\u2019altro, leggeri, piccoli globi setosi si levano nell\u2019aria. Sono soffioni. Oppure pensieri? Ruotando si cercano, si toccano fra loro, poi si allineano in lunghe collane. Asticelle metalliche li raccolgono, li distendono; poi si curvano sinuose e si uniscono alle punte, come le mani che una ballerina unisce sopra al capo. \u00c8 nata una sfera di soffioni, una sfera di infinite sfere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La luce che la trapassa si fa morbida, vitale. Eppure qualcosa in lei sfida la forza di chi guarda, smuove un\u2019inquietudine profonda e sembra interrogare: chi sei tu, e cosa vuoi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi giro verso Antje, ansiosa. \u00abMi colpisce l\u2019assurdo di questa molteplicit\u00e0\u00bb, dice lei. \u00abCiascuno di questi soffioni porta un numero incredibile di semi, e ciascuno di questi semi \u00e8 l\u2019ipotesi di un albero; eppure non \u00e8 possibile che ogni seme diventi albero\u00bb. Non \u00e8 possibile che ogni seme diventi albero. Immediatamente comprendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sfera di soffioni \u00e8 l\u2019affastellarsi dei pensieri che cozzano e si sovrappongono, fino a cristallizzarsi, quando con angoscia guardiamo dentro e davanti a noi. \u00c8 la paralisi dei nostri progetti, delle nostre idee in seme, quando la mente non \u00e8 pi\u00f9 in grado di ordinarli. Ogni batuffolo \u00e8 un grumo di aspirazioni. Sediamo in una stanza, domandandoci chi siamo. Sviluppiamo una risposta, formuliamo un autoritratto e con uno sbuffo un soffione si solleva davanti ai nostri occhi. Riflettiamo ancora qualche istante e tanti, troppi soffioni hanno gi\u00e0 invaso la stanza, fluttuanti e scomposte identit\u00e0 possibili. La sfera immobile ha parlato. Ciascuno dei soffioni \u00e8 il seme di una vita possibile. Ma non \u00e8 possibile che ogni seme diventi albero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Improvvisamente, per\u00f2, la sfera gira. La luce ha illuminato quello che avevo dimenticato: le asticelle. Che del turbine dei soffioni fanno armonia. Le asticelle nere che li sostengono rivelano ora il nero flessuoso delle loro curve, le curve dinamiche di una mente forte che diventa in grado di mettere mano ai propri pensieri, di connetterli; finalmente di ordinarli. Non vedo pi\u00f9 caos ma equilibrio, stuttura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Torniamo a sederci nella nostra stanza e apriamo gli occhi su un futuro da agguantare. Il nostro sguardo pu\u00f2 ora appuntarsi su un soffione carnoso e bianchissimo, il soffione che abbiamo scelto, che spicchiamo dagli altri come un acino da un grappolo d\u2019uva. \u00c8 questa l\u2019ipotesi che noi vogliamo coltivare con dedizione. La sfera conserver\u00e0 le altre, che sono le sfumature del nostro carattere e delle nostre passioni; esse ci arricchiranno e saranno lo sfondo della nostra vita, finch\u00e9 non vorremo scegliere di farne la nostra vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sfera di soffioni ora quasi splende, sospira serena e invita; la luce saltella sui suoi tanti globi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sfera adesso \u00e8 ricchezza, non eccesso; grida determinazione, non minaccia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le opere dell\u2019artista Antje Stehn esposte presso il Cortile Farmacia dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano in occasione della Notte dei Filosofi. Amaca con soffioni Silvia Sasso Ho iniziato a notarli dopo averne visti cos\u00ec tanti in un posto cos\u00ec insolito per loro \u2013 un\u2019amaca. Non so perch\u00e9 mi sembrasse strano. 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